L’accordo tra Israele e Libano, firmato a Washington con la mediazione degli Stati Uniti, è già diventato nuovo terreno di scontro. Da una parte ci sono gli Stati Uniti, l’Unione europea e una parte delle istituzioni di Beirut, che leggono l’intesa come un primo passo per consolidare il cessate il fuoco, rafforzare l’autorità dello Stato libanese e aprire una prospettiva di stabilizzazione. Dall’altra Hezbollah e i suoi alleati, che denunciano un cedimento a Israele e avvertono del rischio di nuove fratture interne.

Il punto più controverso resta il rapporto tra il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale e il disarmo di Hezbollah. Secondo quanto riporta la tv satellitare al-Jazeera, il leader Naim Qassem ha affermato che le autorità di Beirut legittimano “l'occupazione” israeliana “per molti anni a venire”. E, ha avvertito, “questo potrebbe persino portare all'annessione di territori” da parte di Israele. Qassem ha poi sostenuto che Hezbollah è “pronto a cooperare” in nome della “sovranità del Libano”, per la “liberazione della sua terra e l'espulsione dell'occupante israeliano”. Il leader di Hezbollah ha poi annunciato: “Utilizzeremo tutti i mezzi necessari ed eserciteremo pressioni a livello arabo e internazionale per costringere” Israele “a rispettare la prima disposizione del memorandum d'intesa (tra Iran e Usa) e a ritirarsi dal Libano”.