Per chi fosse a Roma, domani alle 18 ci sarà un’assemblea sit-in davanti all’Angelo Mai, viale delle Terme di Caracalla, spazio culturale indipendente di lunghissima tradizione, da ventidue anni fucina e scenario di produzione e rappresentazione teatrale, musicale, polo di arti vive. Due giorni fa dodici agenti della questura hanno messo i sigilli alla struttura: la notizia è stata data dagli artisti e attivisti del centro con un post sui social. L’assemblea si terrà nei giardini di fronte ai cancelli. Le ragioni formali del sequestro, spiega il comunicato che riporto, sono controlli che “hanno trovato il nostro spazio inadeguato nonostante il faticoso e oneroso percorso di adeguamento alle norme previste che abbiamo intrapreso da un anno. Questo all’interno di un quadro complesso dato dalla nostra perenne “non assegnazione” e di economie gigantesche da produrre per pagare la rateizzazione del Comune di Roma. Proprio in questi giorni, in cui dopo mille traversie eravamo verso il raggiungimento dell’assegnazione, questo sequestro dello spazio racconta di un accanimento nei confronti di una realtà sgomberata già tre volte, arrestata, presa di mira in maniera pretestuosa e violenta ma comunque resistente da ventidue anni. Ancora una volta sono riusciti a chiudere questo spazio”. Conosco molto bene l’Angelo Mai, è uno dei centri nazionali e internazionali di produzione teatrale più interessanti della Capitale: arrivano artisti di grandissimo livello da ogni parte del mondo e lo scambio che si genera con la comunità locale è dei più fertili. Sono anni che l’assegnazione di quel luogo è in discussione con il Campidoglio, ricordo un appello accorato di Mariangela Gualtieri, poeta, e sembrava che finalmente ogni irregolarità formale fosse sulla via di essere risolta. La polizia che chiude i teatri è sempre un pessimo spettacolo. Le città sicure le fanno gli spazi liberi, al contrario di quello che pensano i cupi custodi dell’ordine. Farà caldo, domani, ma c’è una fontana.
Contro i sigilli all’Angelo Mai
La polizia che chiude un teatro è brutta storia






