«Siamo stravolte, ma anche sorprese dall’enorme solidarietà ricevuta, che ci chiede di essere pronte a una risposta» dice Sylvia De Fanti, attrice, di fronte al sequestro dell’Angelo Mai, realtà che ha contribuito a fondare nel 2004. La questura di Roma ha posto i sigilli al circolo culturale alle Terme di Caracalla nella notte tra sabato e domenica, mentre era in corso una serata danzante con djset, per ragioni legate alla sicurezza degli spazi esterni del giardino. Per gli attivisti e le attiviste si tratta di un «accanimento» e, mentre tanti esponenti della comunità artistica si dicono «senza casa» e sottolineano l’importanza dell’Angelo Mai come presidio culturale in città, è stata indetta una assemblea-sit in nel parco di fronte allo spazio per domani, alle ore 18.
De Fanti, in che contesto arriva l’intervento della questura?
In un momento molto particolare per la storia dell’Angelo Mai. Siamo uno dei tanti spazi assegnati con la delibera n. 26 del 1995, che riconosceva alle realtà che si occupavano di cultura la possibilità di usufruire di quei luoghi pagando un canone agevolato al 20% rispetto al prezzo di mercato. Il problema è che a quella delibera non è mai seguito un livello attuativo, le concessioni vere e proprie non sono mai arrivate. E questo non per colpa nostra o degli attivisti e attiviste che facevano vivere gli altri spazi, ma per «inerzia amministrativa». Questa espressione non è nostra ma del tribunale di Roma, l’ha utilizzata nella causa che abbiamo vinto. Nel 2018, dopo il terzo sgombero dell’Angelo Mai, per regolarizzarci ci era stato chiesto di pagare un importo pari al 100% del prezzo di mercato. Una cifra impossibile per la nostra realtà, che non solo non teneva conto della delibera sopracitata, ma anche degli enormi lavori che abbiamo realizzato nello spazio. Nel 2023 abbiamo fatto nuovamente istanza per la concessione tramite bando. Ancora una volta tutto è fermo. Nel frattempo però abbiamo vinto l’avviso pubblico Roma Creativa per finanziare le nostre attività di formazione, un progetto transfemminista a cui abbiamo dato il nome di Radicante. A quel punto ci dicono che per poter ricevere il finanziamento dobbiamo regolarizzare la nostra posizione, con una cifra questa volta ricalcolata con i giusti parametri. È comunque un importo alto per le attività del nostro spazio, principalmente dedicato al teatro, che ci tiene a mantenere i prezzi di ingresso popolari. In questa fase, in cui finalmente la concessione era in vista, arrivano i sigilli: ci sembra un segnale chiaro.






