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Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti, a maggioranza conservatrice, ha rilasciato tre decisioni importanti e attese: una è favorevole all’amministrazione del presidente Donald Trump, due sono sfavorevoli.
La prima, quella favorevole, allarga le possibilità del governo (e quindi del presidente) di licenziare i capi di agenzie federali. La seconda ha però stabilito che il modo in cui la scorsa estate Trump aveva provato a licenziare Lisa Cook, la consigliera della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti) era illegittimo. All’apparenza sono due decisioni contraddittorie: significano in realtà che la corte ha tutelato la storica autonomia della Federal Reserve, che opera in modo indipendente dal governo.
La terza sentenza è relativa al voto per posta, che da anni Trump cerca di screditare presentandolo senza prove come inaffidabile. I giudici hanno deciso che potranno essere conteggiati come validi anche i voti inviati il giorno delle elezioni ma ricevuti fino a cinque giorni dopo.
Si attende in questi giorni anche un’altra sentenza, le cui conseguenze potrebbero essere enormemente rilevanti: i giudici dovranno decidere se Trump può limitare il principio dello ius soli, secondo cui chiunque nasce nel territorio degli Stati Uniti ha diritto ad averne la cittadinanza.












