In Venezuela, dove nella notte tra mercoledì e giovedì due violenti terremoti hanno colpito la zona nord del paese, gran parte delle operazioni di soccorso è svolta non da squadre specializzate ma dalla popolazione, che ta scavando per lo più con le mani o con mezzi di fortuna. L’arrivo degli aiuti internazionali, seppure ingente, non è sufficiente per la portata del disastro. Il regime al governo si è mostrato incapace di fornire una risposta adeguata, in parte per la propria corruzione e inefficienza e in parte per la gravissima situazione economica nazionale: mancano infrastrutture e mezzi da anni.

Secondo i dati del governo, nel terremoto sono morte 1.450 persone e i feriti sono più di 3.100. È probabile che il numero salirà di molto. Una piattaforma pubblica in cui le persone possono segnalare i loro cari che non si trovano mostra che le persone disperse sono quasi cinquantamila. Non è una statistica ufficiale e i numeri potrebbero variare anche di molto, ma dà un’ordine di dimensione del disastro.

Secondo gli esperti e i gruppi di soccorso, durante una catastrofe come il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela, le prime 48-72 ore sono fondamentali per trovare i sopravvissuti tra le macerie: passate quelle, le possibilità diminuiscono drasticamente, perché è difficile resistere senza acqua e respirando la polvere. In Venezuela le 72 ore sono scadute domenica.