Nel ghetto abusivo di Borgo Mezzanone, nel Foggiano, soprattutto in questi giorni di grande caldo occorre riempire frequentemente le cisterne. E anche ripulirle, per far sì che l’acqua resti potabile. Ma non sempre avviene con regolarità, hanno segnalato alcuni lavoratori ai sindacati. Servono decine di migliaia di litri per garantire il fabbisogno minimo dei braccianti stranieri “ospiti” della baraccopoli. Al momento sono poco meno di 3mila, ma tra un mese raggiungeranno il picco e saranno in 5mila ad accalcarsi negli alloggi di fortuna. “Abbiamo case fatte con legno, coperture di plastica, lamiere, all’interno di queste baracche la temperatura è molto alta, c’è anche il rischio di incendio”, spiega Antonio Ligorio, segretario della Flai Cgil in Puglia.
L’emergenza afa scatena i suoi effetti soprattutto nel territorio agricolo del Nord della Puglia, che in questa stagione tocca il massimo di presenze mentre in Calabria il periodo di maggiore affluenza arriva in autunno. Quello che avviene a Manfredonia, nell’accampamento più grande d’Italia, è un grande cortocircuito logico prima che istituzionale. A gestire i rifornimenti di acqua è la Prefettura, ma il costo effettivo lo sostiene la Regione Puglia, che spesso sopperisce alle mancanze del governo nazionale, pur non potendo risolvere tutto per via delle risorse limitate.















