HomeRavennaCronacaI diritti nei campi di lavoro. Caldo insopportabile e l’ombra del caporalato: "Ma noi siamo in regola"Una mattina con le Brigate del Lavoro, per contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei braccianti e verificare le condizioni in cui operano.Una mattina con le Brigate del Lavoro, per contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei braccianti e verificare le condizioni in cui operano.Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLe Brigate del lavoro di Flai Cgil sono tornate, questa volta nelle campagne del Ravennate per contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei braccianti e verificare le condizioni di lavoro a queste temperature disumane. Ieri tre pulmini hanno visitato diverse aziende attorno a Ravenna e Faenza, da Sant’Antonio a Reda, passando per Ghibullo, Roncalceci, Ragone, Russi. Aziende scelte sul momento, dove si scorgevano lavoratori tra i filari. Insieme ai rappresentanti sindacali alcuni esponenti dell’ufficio Immigrazione del Comune e di Libera. Appuntamento alle 7.30 nel parcheggio dell’hotel Mattei, poi tutti a bordo verso la prima tappa, la storica Cab Terra a Sant’Antonio. "Una realtà virtuosa" la definisce Laura Mazzesi, segretaria della Flai Cgil Ravenna, sottolineando l’importanza di fare rete anche nell’ottica di reinserire in nuove aziende quei lavoratori che denunciano sfruttamento. "Ora - continua Mazzesi - ci addentreremo in zone dove ci sono aziende agricole private, molte virtuose, ma dove è anche facile incontrare situazioni che fanno pensare a lavoro nero e grigio, allo sfruttamento e al caporalato, come ieri a Sarna, nel Faentino, dove abbiamo incontrato una trentina di lavoratori pachistani che ogni giorno arrivano da Portomaggiore con mezzi che la sera tornano a prenderli, sono viaggi strutturati, con dietro un’organizzazione". I sopralluoghi di ieri non hanno evidenziato situazioni di evidente illegalità, nervosismo in alcuni casi, un’accoglienza poco amichevole in altri, sguardi interrogativi tra i lavoratori che raccoglievano le albicocche, molti dei quali stranieri. Ma anche sorrisi. In un’azienda tra Chiesuola e Russi tre uomini e una donna sono su un carro. Alcuni della delegazione distribuiscono cappellini, borse frigo, pettorine, volantini sui diritti dei lavoratori. Arriva il titolare. "iniziamo sulle 6 - spiega -, fino a mezzogiorno, poi smettiamo". Con questa ondata di caldo le pesche sono ancora ‘indietro’ e le albicocche cadono dall’albero senza essere mature. A terra è pieno. La calura aumenta. In un’altra azienda i dipendenti sono sei, cinque stranieri e un italiano. "Sono sempre quelli - spiega il titolare - e uno di loro è arrivato con il decreto flussi, ma non funziona, tu fai la richiesta e il lavoratore ti arriva dopo un anno, ma noi abbiamo bisogno subito. Siamo nei campi fino alle 12.30, il pomeriggio io non ci sono, loro decidono cosa fare". Anche ai lavoratori viene chiesto a che ora iniziano e finiscono. Che sia vero o meno, tutti danno la risposta giusta e tutti conoscono gli orari dell’ordinanza regionale contro il caldo.
I diritti nei campi di lavoro. Caldo insopportabile e l’ombra del caporalato: "Ma noi siamo in regola"
Una mattina con le Brigate del Lavoro, per contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei braccianti e verificare le condizioni in cui operano.







