di
Giovanni Vigna
La lunga serie di incidenti e malori accende il dibattito sulla sicurezza di chi lavora all'aperto durante le ondate di calore. La Cgil: «L'Ordinanza regionale è troppo debole». Il caso approda in Parlamento
Due braccianti morti nel giro di pochi giorni, un terzo lavoratore ricoverato in coma e un giovane deceduto mentre stava rientrando a casa dopo il turno di lavoro. L'inizio dell'estate si sta trasformando in una sequenza di tragedie nelle campagne mantovane, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza di chi lavora all'aperto durante le ondate di calore.
L'ultimo episodio è costato la vita a Tahar El Haddad, 55 anni, colto da un malore mentre raccoglieva angurie a Borgocarbonara. Sulle cause del decesso sono in corso gli accertamenti dell'Ats Val Padana e dei carabinieri. Di fronte a una situazione che desta crescente preoccupazione, sindacati e politica chiedono misure immediate per prevenire nuovi casi.La Cisl Asse del Po e la Fai Cisl definiscono quanto sta accadendo «inaccettabile» e sollecitano la convocazione di un tavolo coordinato dalla Prefettura. «La sicurezza viene prima di ogni urgenza produttiva e l'ordinanza regionale non basta - affermano Paola Marazzi (Fai Cisl) e Ivan Zaffanelli (Cisl) - istituzioni, imprese, enti di controllo e parti sociali devono sedersi subito allo stesso tavolo per trovare soluzioni urgenti. Il caldo estremo è un rischio strutturale da affrontare cambiando orari, pause e garantendo acqua e ombra».










