di
Pietro Gorlani
Nel settore siderurgico non sono previsti stop: l'ordinanza regionale si limta ai lavori all'aperto in edilizia, agricoltura e cave. Aziende e sindacati stanno provvedendo alla tutela della salute degli operai. Non così nel settore logistica, meno sindacalizzato
Mentre Regione Lombardia, su indicazione della piattaforma Worklimate di Inail-Cnr, impone lo stop obbligatorio dalle 12.30 alle 16 nelle giornate di rischio alto per i lavoratori all’aperto di edilizia, agricoltura e cave, migliaia di operai delle acciaierie bresciane continuano a lavorare a temperature medie di 40 gradi e oltre. L’ordinanza firmata il 9 giugno dal presidente Attilio Fontana (e in vigore fino al 23 settembre) tutela i salariati esposti al sole diretto ma non coloro che operano dentro i capannoni dove le temperature record di questi giorni amplificano l’effetto calore ai quali sono solitamente esposti gli operai durante tutto l’anno.
Ma il comparto siderurgico è uno dei più sindacalizzati ed anche uno di quelli che negli ultimi 15 anni ha fatto passi da gigante nella tutela ambientale (riducendo di molto le emissioni inquinanti) ma anche nella tutela del benessere dei lavoratori. Si scopre così che anche la lotta al caldo estremo non è improvvisata ma frutto di interventi mirati. Qualche azienda ha anticipato i turni mattutini, concentrando le fasi più pesanti nelle ore meno calde, e ha aumentato il numero di pause brevi in zone climatizzate o ombreggiate. Ma non solo. Si sono potenziati i ricambi d’aria con l’installazione di enormi ventilatori che generano flussi d’aria forzata all’interno dei capannoni, creando movimenti continui che abbassano la temperatura percepita e disperdono il calore stagnante. L’innovazione più tangibile, e visibile sui corpi degli operai, sono i giubbotti refrigeranti, resi famosi dal tennista Jannik Sinner. Si tratta di dispositivi di protezione individuale tecnologicamente avanzati: modelli con inserti di gel a cambio rapido che assorbono il calore corporeo mantenendo una temperatura interna intorno ai 18-22 gradi per diverse ore. Un’acciaieria cittadina è intenzionata a sperimentare anche gilet ventilati, che integrano ventole alimentate a batteria ricaricabile che aspirano aria esterna e la spingono, attraverso canali o tessuti traspiranti, a contatto con la pelle. Il flusso d’aria accelera l’evaporazione del sudore. Strategie di adattamento ai cambiamenti climatici abbinate ai classici vecchi rimedi: abbondante idratazione con ricorso ai sali minerali e rotazione delle mansioni più esposte. È un approccio pragmatico che dimostra come si possa conciliare produzione e tutela della salute senza fermare il motore economico di un territorio.
















