ROVIGO - Il termometro sfiora i 40 gradi, quelli percepiti arrivano fino a 42 e nelle fabbriche il caldo diventa un rischio per la salute dei lavoratori. Mentre il Polesine affronta una delle settimane più roventi dell'anno, i sindacati metalmeccanici lanciano l'allarme e chiedono un intervento immediato delle istituzioni: Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno infatti scritto al prefetto Franca Tancredi per sollecitare l'apertura urgente di un tavolo di confronto sull'emergenza caldo nei luoghi di lavoro, avvertendo che, senza risposte rapide, potrebbe rendersi necessaria perfino la sospensione unilaterale delle attività nei casi in cui le condizioni climatiche non consentano di lavorare in sicurezza.

Il meteo Le temperature ufficiali registrate ieri da Arpav a Rovigo hanno raggiunto valori compresi tra i 38 e i 40 gradi, con una temperatura percepita fino a 42 gradi. Anche oggi sono previste condizioni analoghe e, proprio per questo, il Centro funzionale decentrato della Protezione civile del Veneto ha confermato l'allerta gialla per ondate di calore su tutto il territorio regionale. Un quadro che preoccupa in modo particolare chi ogni giorno lavora in capannoni, stabilimenti e reparti produttivi dove, oltre alle temperature esterne, si somma il calore generato dagli impianti e dai processi industriali. Da qui la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto al prefetto di convocare con urgenza un tavolo insieme a Confindustria Veneto Est, Spisal, Ulss 5, Inail, Inps e Ispettorato del lavoro per individuare misure immediate a tutela dei lavoratori. I sindacati evidenziano come l'attuale normativa non consenta, di fatto, l'attivazione di strumenti di tutela per la maggior parte delle attività svolte al chiuso, proprio quelle che rappresentano la gran parte del comparto industriale. Una criticità che, secondo Fim, Fiom e Uilm, rischia di lasciare scoperti migliaia di lavoratori esposti a temperature sempre più elevate. Le organizzazioni ricordano come il cambiamento climatico non sia più un fenomeno eccezionale ma una realtà con cui le aziende si confrontano ormai da anni. Blackout a Padova, due persone intrappolate in ascensore e incendi VIDEOMolti stabilimenti, sottolineano, «sono stati costruiti quando isolamento termico e gestione del microclima non rappresentavano una priorità progettuale e oggi mostrano tutti i loro limiti». Secondo i sindacati gli interventi finora adottati - dall'idratazione alle pause, fino ai sistemi di raffrescamento - rappresentano strumenti utili ma non più sufficienti ad affrontare situazioni estreme come quelle di questi giorni. Servono, sostengono, sia misure immediate, come strumenti economici a sostegno del reddito nei casi di sospensione dell'attività, sia investimenti strutturali per adeguare gli impianti produttivi alle nuove condizioni climatiche. L'appello si conclude con un avvertimento preciso. Se non saranno individuate rapidamente soluzioni condivise, le organizzazioni sindacali ritengono che, «quando il caldo renderà impossibile proseguire il lavoro in sicurezza, l'unica alternativa possa diventare la sospensione unilaterale delle attività». Una scelta che gli stessi sindacati definiscono pesante per le imprese, già alle prese con una congiuntura economica complessa, ma che considerano inevitabile quando è in gioco la salute dei lavoratori.