Nei campi agricoli italiani si continua a morire di caldo. Lunedì pomeriggio un bracciante è deceduto a Borgocarbonara (Mantova) mentre stava raccogliendo angurie nei terreni di un’azienda agricola. Si tratta di Haddad Taher, 55enne di nazionalità marocchina, che si è accasciato a terra probabilmente per un malore dovuto alle temperature estreme. È il terzo episodio in pochi giorni nelle campagne del mantovano: la settimana scorsa l’agricoltore 66enne Stefano Vicentini è stato trovato senza vita a bordo del suo trattore a Roverbella e un bracciante straniero di 48 anni è crollato a terra mentre raccoglieva meloni a Rodigo. L’uomo è uscito ieri dal coma ma è ancora in terapia intensiva con prognosi riservata.

Secondo il segretario Flai-Cgil di Mantova, Ivan Papazzoni, «il protocollo della regione Lombardia è insufficiente per tutelare i lavoratori agricoli. L’obbligo di interruzione vale solo dalle 12.30 alle 16.30, ma con questa intensa ondata di calore le temperature e l’umidità in pianura padana sono insostenibili già dalle prime ore del mattino. La situazione è particolarmente grave nei campi aperti di anguria e melone che non offrono nessun tipo di riparo, spesso l’orario di fermo non viene nemmeno fatto rispettare dai datori perché non ci sono ispezioni».