Matteo Salvini non ha nessuna intenzione di cedere la fascia da capitano. Lo mette in chiaro dal palco di NexUs, la festa di Lega Giovani a Milano Marittima dove ieri si è lasciato intervistare da Giuseppe Cruciani, stavolta "zanzara" lungi dal pungere visto che il giornalista e conduttore si è addirittura pagato il treno di tasca propria pur di risponder "presente". Ad appena qualche centinaio di metri dalla festa dei leghisti in erba sorge quel fatidico Papeete Beach da cui, con un mohito in una mano e l'altra a rappare sulla consolle da dj, Salvini mandò all'aria il governo gialloverde al suon di "cin cin". Azzardo a cui pagò un prezzo altissimo e che ne richiama un altro altrettanto imprudente: aver aperto le porte del Carroccio a Roberto Vannacci, all'epoca stregato dal suo provocatorio "Mondo al contrario" e ora, ironia della sorte, con il mondo leghista minato dal Futuro Nazionale del generale, almeno a guardare i sondaggi.
Vinceremo, Lega a doppia cifra «Ho la certezza che vinceremo le elezioni e che la Lega avrà una percentuale a doppia cifra», si dice convinto il capitano, in barba ai sondaggisti che le 2 cifre le associano al partito del suo ex pupillo e salutano il sorpasso. Eppure «le cose che Vannacci dice - Italia agli italiani, difendere i confini - sono le cose che la Lega ha già fatto, fa e farà», rivendica il leader del Carroccio, mostrando che la ferita brucia ancora. «Io non porto rancore - dice a proposito del "tradimento" - c'è più una delusione umana che politica», tanto più che arriva da «un uomo in divisa che teoricamente dovrebbe essere cresciuto nel nome del rispetto della parola, degli ideali e del sapere fare squadra», punge. Con lui «non ci siamo sentiti più al telefono: mi freghi una volta ma due anche no...». Dunque chiude la porta, metaforicamente la sbatte proprio, a un'ipotetica alleanza con Fn: «No. Non mi alleo con chi vota contro il governo. Se Vannacci ritiene questo governo un governo di falliti, lo penserà anche tra un anno». Questione chiusa. Almeno per il momento e Melonellum permettendo. Mentre Vannacci, da Vicenza, si dice «assolutamente disponibile ad entrare in coalizione se verranno rispettate le nostre linee rosse». Vale a dire: «Prima gli italiani». Dunque lancia l'amo, mettendosi nella posizione di chi, forte dei sondaggi, può dare le carte: «Se Meloni ha qualcosa da dirmi ha il mio numero: mi chiami». Quanto a Salvini, «non sento di aver fregato e di aver approfittato di nessuno, anzi penso di aver portato un bagaglio di voti bello consistente alla Lega».Sondaggi politici, Vannacci supera la Lega, per Meloni (in calo) l'alleanza è una strada obbligataA Milano Marittima il capitano gioca la partita su due piani per non lasciare campo libero al generale. Da un lato rilancia i temi identitari cari alla Lega - le crociate anti-Islam, le battaglie securitarie e l'autonomia - dall'altro marca la distanza dagli estremismi di destra, pur avendoli cavalcati eccome in passato. «Sogno una Repubblica federale italiana, mica la fai con quelli che quando si incontrano si salutano con la parola "camerata"…».E mentre una parte della Lega lo rottamerebbe volentieri, Salvini mette in chiaro che di passi indietro o di lato non ha nessuna intenzione di compierne. A Cruciani che gli domanda se abbia intenzione di candidarsi a sindaco di Milano, risponde infatti di voler «dare una mano all'Italia ancora per qualche anno…». Svelando il piano che tutti, dalla prima all'ultima pedina di governo e di centrodestra, conoscono: «Se vinciamo le elezioni 2027 voglio tornare a fare il ministro dell'Interno». L'opa sulla poltrona di Piantedosi finita su un binario morto. Lo stesso binario su cui il leader della Lega spera di veder deragliare i piani di chi brama per un suo addio alla tolda di comando del partito. «Sarò il segretario ancora per 3 anni». Della serie: mettetevi l'anima in pace, non ho nessuna intenzione di mollare. Il messaggio in bottiglia sembra destinato soprattutto alla cosiddetta "fronda del Nord", quella capitanata dai governatori. «Sarò io a guidare la campagna per le elezioni 2027 - mette in chiaro - ma accanto a me voglio una squadra unita. Servono capitani e generali con le truppe», ricalca il lessico militare, come se la sciagura Vannacci non gli fosse bastata. Poi la battuta greve. Gli Zaia, i Fedriga, i Fontana «li aspetto, a fianco, non dietro…», la frecciatina intinta di fiele che scocca, e che rimbalza alla velocità della luce sui whatsapp di tutto il partito. Parole destinate a far discutere e a infiammare. Ma Salvini è abituato a giocare col fuoco. Cruciani ricorda il loro primo incontro in un parco a Milano, entrambi separati e con una carrozzina: «Ti auguro di non finire ai giardinetti...», ci scherza su. «Escludiamo i giardinetti ma non la carrozzina», replica pronto Salvini, la compagna Francesca Verdini sorridente in prima fila. Un mese fa su Instagram lei postò le foto della cresima, chissà che non arrivino confetti. Di certo è che in queste ore, in casa Lega, verrebbe voglia di scagliarli come sassi.











