La vita che rinasce alla vita, pochi giorni dopo averla generata. La storia di Miriam La Spada è una di quelle che, è il caso di dire, fanno bene al cuore; una storia scritta a più mani, quella dei medici ma soprattutto la mano di Dio, che non ha mai smesso di stringere la sua. Per la donna quasi 38enne originaria di Santo Stefano Briga il lieto evento, la nascita del secondo figlio, si stava trasformando in tragedia: una gestosi post partum le causa una dissezione coronarica spontanea, patologia molto rara. Niente lasciava presagire quanto sarebbe accaduto di lì a poco, a parte qualche episodio di ipertensione nei giorni precedenti il cesareo.Tutto inizia il 29 aprile, 13 giorni dopo il parto: un dolore lancinante alle spalle e un forte rialzo di pressione, poi la corsa in ospedale al Policlinico dove il prof. Antonio Micari, direttore dell’unità operativa complessa di Cardiologia, le diagnostica un infarto acuto, una parte del cuore è già in necrosi. Le vengono tempestivamente impiantati quattro stent, ma durante l’intervento Miriam subisce un arresto cardiaco dal quale viene rianimata. Nelle ore successive viene trasportata al Papardo, nel reparto di Cardiochirurgia del prof. Francesco Patanè; le viene praticata l’ossigenazione extracorporea a membrana, una pratica salvavita altamente specializzata utilizzata in terapia intensiva, in attesa del trapianto che le effettuano all’Ismett di Palermo il 5 maggio grazie alla disponibilità di un cuore compatibile. Il 17 giugno Miriam è stata dimessa e ha potuto riabbracciare i figli (il primo di quattro anni, il secondo di due mesi) e il marito. «Dovevo morire, alla mia famiglia erano state date pochissime speranza e invece la mano di Dio mi ha salvata; sto bene anche se la strada per la ripresa è ancora lunga».Ricorda poco di quei giorni nei quali è stata circondata dall’amore delle persone care – familiari e amici fra i quali il parroco del suo villaggio don Matteo Culletta e un altro sacerdote, don Francesco Venuti – che hanno pregato e sperato con lei e per lei. Sin da piccola è stata particolarmente devota a Rita da Cascia, la santa delle rose e dei casi impossibili e «la mia Santa – racconta – si è manifestata in tanti modi».Infinita la sua gratitudine ai medici e alle equipe delle due strutture ospedaliere «che insieme – prosegue – si sono presi cura di me». In pochi giorni la sua vita è cambiata e Miriam che di professione fa la grafica, è pronta a scrivere una nuova pagina con la promessa che la sua storia a lieto fine diventi testimonianza per quanti hanno perso la speranza; una storia che dice l’importanza della cura oltre le cure, possibile solo quando i medici sono capaci di dialogare e confrontarsi, mettendo al centro la persona ancor prima che il paziente.
Palermo, partorisce e rischia di morire: salvata all’Ismett con un cuore nuovo
La vita che rinasce alla vita, pochi giorni dopo averla generata. La storia di Miriam La Spada è una di quelle che, è il caso di dire, fanno bene al cuore; una...












