TRENTO. Una storia di vita. E una storia di amore, di quell’amore per il quale non esistono parole o definizioni. Ma è anche una storia di coraggio, che racconta la parte più bella, empatica e competente della nostra sanità: perché per regalare una nuova vita e per salvarne un’altra c’è bisogno di persone che fanno la differenza. Quello che è accaduto a Trento, all’ospedale Santa Chiara, fa trovare nuova fiducia nel mondo della sanità, ma più in generale nella vita. A raccontare è una donna di Trento, Valentina Berloffa, di 37 anni. Che vuole ringraziare le tante persone che l’hanno assistita in queste settimane difficili e ricche di emozioni. «Tutto è iniziato qualche settimana fa: ero incinta della mia terza figlia e stavo vivendo in maniera felice e spensierata questa esperienza.
Poi una visita di controllo all’ospedale di Rovereto cambia tutto improvvisamente». Un controllo di routine che non dà l’esito sperato: qualcosa nella placenta sta crescendo in modo sbagliato, per riassumere in maniera magari poco medica ma più comprensibile la situazione. Nel giro di pochi giorni il primario di Ginecologia di Trento Fabrizio Taddei convoca la mamma: «Senza tanti giri di parole mi ha spiegato che la gravidanza stava mettendo a rischio la mia vita e che era necessario intervenire al più presto. Mi dice che l’operazione sarà lunga, complicata e rischiosa, ma insieme all’equipe faranno il possibile per farmi partorire e poi, dopo l’operazione, farmi tornare sana e salva dalla mia famiglia». E a quel punto sono, comprensibilmente, lacrime e paura. In un momento di gioia, arrivano pensieri che invadono la testa, preoccupazioni, ansia. «Mi è crollato il mondo addosso, mi sentivo sospesa: vedevo da una parte i miei due bambini e immaginavo il volto della terza in arrivata, ma dall’altra vedevo la paura».







