Dopo Buenos Aires, il ponte della Ghisolfa. A Milano le piste ciclabili scatenano polemiche, accendono dibattiti e alimentano legioni e fazioni pronte a darsi battaglia come pochi altri temi riescono a fare. La ciclabile ora quasi ultimata sul cavalcavia Bacula, il cui primo tratto aprirà domani 29 giugno, è fra queste. Serve, non serve, paralizza il traffico lungo un asse nevralgico della città.
L’impressione è che il più delle volte si tratti di polemiche pretestuose. Per tutta una serie di “perché”. Perché alla prova dei fatti le ciclabili servono eccome. Quella realizzata in corso Buenos Aires ne è la prova, percorsa ogni giorno da centinaia di ciclisti. Perché è la strada che stanno battendo le grandi città europee. Basti dire che Parigi, con un’estensione territoriale entro i suoi confini comunali addirittura inferiore a Milano, ne ha disposizione oltre 450 chilometri (a Milano sono circa 182).
Perché promuovere una mobilità dolce e a favore delle due ruote regala aria meno inquinata, meno rumore e uno spazio urbano più vivibile. E perché i problemi del traffico milanese non hanno nessun legame con una pista ciclabile. Arrivano da lontano.









