Bologna, corsa senza tempo

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Paltrinieri (Fiab) fa il punto della situazione: ecco la mappa degli ostacoli. In via Gherbella, itinerario anche turistico, rami bassi e asfalto dissestato. E c’è il tema diffuso dei furti: "Rastrelliere inadeguate e insufficienti".

Buche, rami bassi, segnaletica carente, incroci pericolosi e difficoltà nel posteggiare le biciclette. Sono diverse le criticità che, dal centro alla periferia, interessano la rete ciclabile di Modena. Tra le ultime segnalazioni, quella relativa al tratto della ciclabile Modena-Vignola lungo via Gherbella, dove gli utenti denunciano fondo dissestato, vegetazione invasiva e attraversamenti poco sicuri. "In questo caso – spiega Davide Paltrinieri, vicepresidente di Fiab Modena – il pericolo maggiore è rappresentato dalle crepe dell’asfalto che si sviluppano nel senso di marcia: una ruota può facilmente finirci dentro, bloccarsi e provocare una caduta. A rendere ancora più grave la situazione è il fatto che questo tratto, oltre a essere percorso ogni giorno da tanti residenti, faccia parte dello storico itinerario EuroVelo 7, che collega Capo Nord a Malta. Manca quindi l’attenzione non solo verso strutture fondamentali per la mobilità quotidiana, ma anche per il turismo". Anche spostandosi verso la città, le criticità non mancano. "Più volte abbiamo portato all’attenzione dell’amministrazione una serie di incongruenze – prosegue Paltrinieri –. Un esempio lampante è la bike lane di via Panni, dove la segnaletica orizzontale andrebbe ripristinata. La linea che delimita lo spazio riservato alle bici è fondamentale per la sicurezza dei ciclisti, ma a soli due anni dall’inaugurazione è già sbiadita. Situazioni analoghe si riscontrano anche in via Morane e in via Tagliazucchi, dove la segnaletica è ormai del tutto scomparsa e, nonostante la criticità sia nota, non si sta intervenendo". Secondo Paltrinieri, il problema è strutturale. "Al di là delle statistiche – continua il vicepresidente di Fiab – la condizione delle ciclabili di Modena dimostra quanto manchi la volontà di porre davvero la mobilità sostenibile al centro delle scelte urbanistiche. Non pretendiamo che il Comune abbia gli occhi ovunque, ma che dia seguito alle segnalazioni reiterate che riceve. Un caso emblematico è quello della profonda voragine lungo la ciclabile di via Paolo Ferrari, nei pressi del Museo, che da tempo viene semplicemente indicata con il piantone di un portaombrelloni". Per Fiab, a Modena manca l’attenzione verso gli utenti più fragili della strada. "Un altro esempio – commenta il vicepresidente – è il ricorso diffuso alle ciclopedonali, che finiscono per mettere in conflitto proprio gli utenti più deboli della strada, ovvero pedoni e ciclisti. A tal proposito, ci sono situazioni storiche come quella di viale Amendola, che sulla carta risulta una pista ciclabile, ma nella realtà è un percorso pericoloso per le biciclette: un marciapiede con una stretta fascia d’asfalto in pendenza. Anche in via Buon Pastore il problema è analogo. A ciò si aggiunge il tema, particolarmente sentito da molte donne, dell’illuminazione notturna. Anche in questo caso l’unica priorità sembra essere quella di illuminare la carreggiata destinata alle auto, mentre i percorsi pedonali e ciclabili rimangono spesso al buio". Un ultimo aspetto, in una città in cui i furti di bicicletta affliggono sistematicamente i residenti, riguarda il posteggio sicuro per i mezzi. "Un’ulteriore criticità – conclude Paltrinieri – riguarda le rastrelliere per le biciclette. Oltre a essere insicure, perché troppo spesso vengono installati quelli che noi chiamiamo ’scolapiatti’, cioè strutture che permettono di bloccare soltanto la ruota senza fissare il telaio, sono anche insufficienti. Se non si può legare il telaio, infatti, basta un attimo per ritrovarsi senza bicicletta. A questo si aggiunge la cronica carenza di posti: le rastrelliere disponibili sono poche, spesso già occupate e molti ciclisti non sanno dove lasciare il proprio mezzo".