Suardi* Quest’anno l’orale di Maturità comincia con la prima persona singolare: io. Al candidato non si chiede cosa sa ma chi è diventato. Confesso, temevo potesse generare ansia. Invece è un momento importante. "Esco da questo liceo con tre pilastri", dice Michele, studente e atleta. Uno è il risultato del percorso scolastico, uno dell’impegno sportivo e uno è la somma delle relazioni che mi hanno costruito. Questa parte dell’esame sollecita una riflessione su di sé, è il momento del "Conosci te stesso", come recita il precetto di Delfi, il cardine dell’insegnamento socratico. Ma è anche uno spazio di ascolto e corrisponde alle esigenze di una generazione che ha sempre più bisogno di essere vista e ascoltata. Si capisce tanto dei ragazzi, ascoltandoli. In ciò che hanno scelto di raccontare e nelle parole che usano, dicono molto di sé. Ma che lingua parlano? Spaziano dal letterario al colloquiale. "Se dovessi scegliere una parola per definire il mio percorso, sarebbe metamorfosi". "Il mio è stato un percorso tortuoso, ma penso di avere trovato una quadra". Bianca ha scelto il classico su consiglio dei genitori e ha pensato di cambiare, ma ha tenuto duro. Allena bimbi dai tre ai cinque anni. "Se l’avessi detto alla me di tredici anni, non l’avrebbe mai creduto". Nei discorsi a volte fanno capolino i genitori, la loro influenza. La loro presenza, forse invadente, anche oggi che sono a scuola più agitati dei figli. Più ascolto i liceali che sostengono gli orali e più mi sembra vera una frase di Seneca. Parla delle scuole di filosofia, di cui è un grande sostenitore, perché pensa che la filosofia faccia bene a tutti, non solo a coloro che si impegnano con particolare zelo. Chi si mette al sole si abbronzerà, anche se non c’è andato per questo (Ep. 108, 4). Dal liceo classico non si esce latinisti, per lo più. Ma abbronzati sì, garantito! * Professoressa del liceo Parini e autrice de Il discorso perfetto (Laterza 2025)