Suardi*Quest’anno il candidato non aspetta una domanda. Si siede e parla di sé. Una competenza che forse non sapevi di avere. Fidati, ce l’hai. Tutte le parole studiate in questi anni sono parte di te. Ma per presentarti con un discorso convincente puoi ricorrere a una tecnica di provata efficacia. Affidati a Cicerone e al suo metodo in cinque passi. Il primo è l’inventio: trovare le idee. Di cosa vuoi parlare? Della lezione di filosofia in cui hai capito chi sei. Del libro che ti ha raccontato di te. Del percorso Scuola Lavoro in cui hai scelto chi non vuoi diventare. Di un insegnante che ha lasciato il segno. Il secondo passo è la dispositio. Metti in ordine i punti: da dove partire e dove arrivare. Apri e chiudi con un’idea forte. Una citazione, per esempio. La porti con te e quando è il momento la leggi. Al terzo passo, elocutio, scegli le parole giuste. Devi resistere alla tentazione di farle scrivere da un’IA, perché usano un linguaggio troppo carico, riconoscibile e artificiale per davvero. L’actio, è il passo successivo. Lo sguardo, i gesti, il tono della voce. Prendi il tuo tempo: guardati intorno, ambientati. Non tenere gli occhi bassi e neppure fissi sul commissario più simpatico. Per farti ascoltare, scandisci le parole, come Alessandro Barbero!Ho tralasciato un passo, la memoria. Per Cicerone un discorso ben scritto deve essere imparato a memoria, così bene da sembrare improvvisato. Come fanno gli attori. Ma tu tieni davanti la tua scaletta e parla a braccio. Puoi fare le prove allo specchio, come Demostene, Churchill e Obama. Ma il segreto, l’elemento decisivo per convincere? Come insegna Aristotele, sono le emozioni. Sorridi, perché il sorriso ha un potere nascosto e perché parli di un argomento che nessuno conosce meglio di te. Oggi la parola è il tuo superpotere.* Professoressa liceo Parinie autrice de “Il discorso perfetto“ (Laterza 2025)