Sono poveri, poverissimi e avevano visto il lavoro nel cantiere edile di Vado Ligure (Savona) dove si costruiscono i cassoni della nuova diga di Genova come un sogno. E invece si sono ritrovati a dover consegnare buona parte dello stipendio ai 'caporali' che li avevano reclutati, a lavorare in condizioni di assoluta insicurezza. Se volevano un caschetto, una braga si sicurezza, dovevano pagare. Se volevano dormire dovevano accontentarsi di vivere in 30 dentro un unico appartamento, stipati come topi, e pagare una quota. Cosi del loro stipendio rimanevano 5, al massimo 7 euro l'ora.
Grazie al coraggio di alcuni lavoratori che si sono rivolti ai carabinieri, le due società che reclutavano migranti clandestini o quelli entrati con il decreto Flussi sono sotto indagine. Otto persone sono state arrestate, le due aziende - la JH di Brescia di origine indiana che reclutava per la RBB di Genova, in subappalto per Fincosit - sono adesso sotto controllo giudiziario, cinque sono le persone denunciate a piede libero.
Tra queste, il responsabile dell'emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza dei "lavoratori ad Alto Rischio" e un collaboratore indiano delle due società. Una storia criminale di caporalato, di sfruttamento del lavoro, di totale disinteresse per le condizioni di persone in povertà catapultate in un mondo che non comprendevano - in pochi parlano italiano - con un unico miraggio: un lavoro e quindi uno stipendio che poteva aiutare le famiglie rimaste in Pakistan e in India.











