Costringevano gli operai a cedere parte del loro stipendio, anche il 40-60%, e a partecipare alle spese per i dispositivi di protezione individuale in cantiere e per il canone di affitto dell’alloggio intestato alla società. Per questo i carabinieri di Savona, con il supporto dei militari delle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, Ferrara, Genova e Messina, e dei Nuclei ispettorato lavoro di Genova e Brescia, hanno eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere emessa dal gip di Savona nei confronti di 8 persone e una misura di ‘controllo giudiziario’ di due società, una di Brescia e una di Genova, oltre al sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 277 mila euro nei confronti della società bresciana.

I fatti riguardano il cantiere della nuova diga di Genova, uno dei principali progetti finanziati con i fondi del Pnrr, e nasce da un intervento effettuato nel 2025 dai carabinieri nel porto di Vado Ligure, in provincia di Savona, dove è in corso la costruzione dei cassoni in cemento armato per la realizzazione della nuova diga foranea.

In carcere sono finiti sette cittadini indiani e un cittadino pakistano, tra i 28 e i 50 anni, domiciliati nelle provincie di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina, responsabili e dipendenti delle due società. L’accusa è di concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il giudice ha disposto anche il controllo giudiziario delle società di Brescia e di Genova, per le quali i lavoratori avevano prestato la propria opera nel cantiere del porto di Vado Ligure e in altri cantieri sul territorio nazionale, oltre al sequestro preventivo di 277mila euro nei confronti della società bresciana, somma corrispondente a quanto versato dalle vittime agli sfruttatori.