Tredici persone sono state indagate dalla procura di Savona per presunti casi di caporalato all’interno del cantiere edile nel porto di Vado Ligure, in provincia di Savona. Nel cantiere è in corso la costruzione dei cassoni di cemento armato che servono a realizzare l’imponente progetto della nuova diga foranea nel porto di Genova.
Sono state messe sotto controllo giudiziario due società, una di Genova e una di Brescia. L’ipotesi dell’accusa è che la società bresciana abbia fornito a quella genovese manodopera composta soprattutto da cittadini indiani e pakistani, arrivati in Italia tramite i decreti flussi o in modo irregolare, che poi sarebbe stata impiegata nel cantiere in condizioni di sfruttamento.
Gli operai sarebbero stati obbligati a pagare per ricevere dispositivi di protezione e per vivere in appartamenti presi in affitto dalla società bresciana, dove sarebbero stati stipati in sovrannumero: fino a 30 persone per alloggio, in certi casi con un solo bagno e una sola cucina. Secondo la procura diversi operai non avrebbero ricevuto un’adeguata formazione sulla sicurezza e sarebbero state emesse per loro false certificazioni. Le ipotesi dei magistrati si basano sulle testimonianze di 42 lavoratori.











