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Un’indagine della procura di Savona ha portato all’arresto di otto persone accusate di aver sfruttato, con metodi di caporalato, decine di operai nel cantiere edile del porto di Vado Ligure. I lavoratori erano impiegati per la costruzione dei cassoni di cemento armato che serviranno per realizzare una nuova diga foranea nel porto di Genova, una delle opere più importanti e costose del PNRR. Oltre alle persone arrestate, ci sono anche altri cinque indagati.
Le indagini hanno riguardato in particolare due aziende, la bresciana JH Costruzioni e la genovese RBB Solutions, che ora sono state messe sotto controllo giudiziario. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, la società bresciana avrebbe reclutato gli operai e li avrebbe forniti a quella genovese, che li avrebbe impiegati materialmente. Come riporta Repubblica, la RBB avrebbe operato ricevendo il subappalto da un’altra ditta, non coinvolta nelle indagini, che però le ha tolto l’appalto circa un mese fa.
I lavoratori sarebbero arrivati in Italia soprattutto da India e Pakistan, alcuni tramite le quote prestabilite dal decreto flussi, altri in modo irregolare. Solitamente in questi casi il contatto tra i lavoratori e i datori di lavoro avviene attraverso aziende intermediarie che obbligano i lavoratori a pagare grosse somme di denaro per ottenere un impiego e un visto. Uno degli operai sentiti dagli investigatori di Savona, infatti, ha raccontato di aver contratto un debito di circa 12mila euro per venire in Italia.











