“Il nodo di questa vicenda è che siamo in presenza di grandi capitali e assenza di controlli sostanziali. Da un punto di vista formale queste aziende avevano le carte in regola, le retribuzioni erano perfette. Ma nessuno verificava davvero. In queste condizioni si mettono in moto organizzazioni criminali che gestiscono flussi di manodopera spesso non qualificata, non necessariamente non qualificata, con cui si instaurano meccanismi di estorsione, oltre che di intermediazione illecita di manodopera e caporalato. Queste realtà riguardano tanti cantieri pubblici, ma spesso ci troviamo soli a denunciare”.

Fabio Marante è segretario generale della Fillea Cgil di Genova e della Liguria. È proprio la Fillea ad aver raccolto le testimonianze dei primi lavoratori licenziati dai cantieri della diga foranea di Genova e ad averli successivamente assistiti. La successiva inchiesta dei carabinieri e della Procura di Savona ha portato a 8 arresti, al sequestro di 277mila euro e al controllo giudiziale di due società, la Rbb solutions srl e la Jh costruzioni srl.

Queste denunce vi hanno sorpreso?

È incredibile, purtroppo non sorprendente. Da tempo ormai la Fillea afferma che anche i grandi cantieri pubblici sono un luogo di presenza di notevole flussi di manodopera che rischiano di diventare teatro di gravi violazione di legge del mercato del lavoro. Oltre che di gravi altri reati