Corana. Il nodo da sciogliere era quello della viabilità, e pare che l’accordo sia stato trovato. Se vorranno costruire l’impianto di biometano a Corana, le società milanesi Infralab e Hba dovranno realizzare anche una bretella per deviare il traffico pesante a Sud Est del paese. Nello specifico, il collegamento andrà effettuato tra la provinciale 12 e la provinciale 25. Questa era la condizione posta dall’amministrazione guidata dal sindaco Vittorio Balduzzi per accettare un progetto che era stato presentato nel 2024, ed era stato poi vagliato più volte in conferenza dei servizi con tutti gli enti coinvolti senza riuscire a dirimere la questione del passaggio dei camion. Ora che l’intesa c’è, con la scadenza per le osservazioni fissata al 5 luglio e nessun altro grave impedimento all’orizzonte, l’iter autorizzativo si dovrebbe avviare verso la conclusione. Il progetto prevede la costruzione di un biodigestore alimentato principalmente dalla fermentazione della barbabietola da zucchero. L’impianto dovrebbe insediarsi a Cascina Campone (sulla strada provinciale 25, duecento metri prima della cascina, guardando sulla destra provenendo dalla frazione vogherese di Torremenapace) e, in base agli accordi presi con il Comune, contestualmente alla sua costruzione si dovrebbe realizzare anche una bretella del valore complessivo di circa 560 mila euro (a cui si aggiungono altri 20 mila euro di spese legali). A farsi carico dei costi dovrebbero essere le società coinvolte nel progetto. «L’accordo ci soddisfa – commenta il sindaco Balduzzi – perché siamo sempre stati favorevoli all’insediamento dell’impianto, ma volevamo essere certi che non causasse disagi in paese. La bretella a Nord-Ovest esiste già, perché l’abbiamo fatta noi, ma non avevamo le risorse per farne una anche dall’altro lato. Inserendola tra le compensazioni ambientali, invece, siamo riusciti a trovare la quadra. Se entro il 5 luglio non saranno state depositate opposizioni o rilievi tali da modificare l’esito dell’iter, il progetto potrà considerarsi approvato». A quel punto, ovviamente, resterà da verificare se Infralab e Hba decideranno di procedere concretamente con l’apertura del cantiere. L’impianto, come era stato illustrato anche in un’assemblea pubblica a cui avevano partecipato i coltivatori della zona, dovrebbe alimentarsi principalmente con una specifica qualità di barbabietola da zucchero (la “Energy Beet”, che nelle intenzioni delle aziende dovrà essere coltivata a km 0 proprio con l’aiuto degli agricoltori locali) a cui si aggiungeranno letame e liquame bovino, bucce di pomodoro, sorgo, farina e farinaccio, paglia di cereali. Il tutto verrà lasciato a fermentare in silos chiusi ermeticamente, in cui si produrrà naturalmente un biogas che verrà poi filtrato, isolando il metano vero e proprio. Dalle relazioni presentate dai progettisti parrebbero non esserci particolari impatti dal punto di vista ambientale, né del rumore e degli odori: il picco di odore dovrebbe estendersi al massimo sino a poche centinaia di metri dal perimetro dell’impianto, interessando quindi solo la vicina cascina, ma non il centro del paese.