Gli elementi del processo «hanno dato dimostrazione di come l’azione delittuosa fosse diretta a uccidere Lonoce Cosimo Damiano e che per mero errore nell’esecuzione del crimine veniva attinto soggetto diverso da quello voluto». È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna a 24 anni di carcere per il 30enne Angelo D’Angela e il 43enne Massimiliano Papari.

Nel processo di primo grado in Corte di assise i due uomini erano imputati per la morte dell’agricoltore 59enne Antonio D’Angela avvenuto a San Marzano il 7 dicembre 2023. Difesi dagli avvocati Biagio Leuzzi e Donata Anna Perrone i due rispondevano di omicidio volontario: dalle carte dell’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Ciardo (fascicolo ereditato dal sostituto procuratore Salvatore Colella) era emerso che tra le famiglie Lonoce e D’Angela ci fossero alcuni attriti alimentati dal sospetto che i primi avessero appiccato un incendio al loro fienile mesi prima.

I Lonoce, persone dai trascorsi giudiziari noti a San Marzano, soltanto sei mesi prima avevano minacciato di morte Antonio D’Angela. Per la pubblica accusa, quei dissidi erano stati il movente della spedizione che già nel primo pomeriggio era stata preceduta da un diverbio tra le due fazioni, nell’associazione «Traineri». Quella sera di dicembre i due D’Angela e Papari si erano quindi armati di una pistola, di una roncola e un bastone per fronteggiare i rivali una volta per tutte. Appena i Lonoce, padre e figlio, erano scesi dall’auto davanti al terreno agricolo di proprietà dei D’Angela, sarebbero stati affrontati dagli imputati e dalla stessa vittima.