​PORDENONE - «Mia madre ha 79 anni e mio padre 85, sono entrambi disabili. Passano la giornata tra letto e carrozzina, intrappolati nel soggiorno di dieci metri quadri che abbiamo dovuto svuotare dei mobili per far entrare il sollevatore. Non possono muoversi per le barriere architettoniche. Ce ne occupiamo io, mia sorella e una signora che ci aiuta. Da quando sono usciti dalla rsa, nessuno è venuto a controllare come venissero accuditi. Neanche gli assistenti sociali. Le istituzioni mandano a casa gli anziani dalle residenze senza nessun controllo successivo. E noi dobbiamo scegliere se lavorare o prenderci cura di loro». È lo sfogo di Loredana, 57enne specialista di rieducazione motoria di Prata di Pordenone. I genitori della donna vivono in un ex appartamento Ater a Pravisdomini, uno stabile anni 60 pieno di barriere architettoniche. Loredana e la sorella si alternano per accudirli, ma non nascondono di sentirsi lasciate sole.

«Siamo in questa situazione - continua Loredana - da tre mesi ma l’odissea era iniziata già da tempo. Mia madre con diabete e malattie pregresse ha dovuto fare un check up al policlinico. Si temeva un inizio di parkinson. Poi è stata trasferita alla rsa di Azzano. Gli operatori erano bravi ma pochi, è difficile gestire tutti quegli anziani. E a rimetterci è la parte riabilitativa. Mia madre è entrata in ospedale con le sue gambe ed è tornata a casa dalla rsa in ambulanza pagata da noi. E in quegli stessi giorni a mio padre è stata riscontrata una frattura vertebrale. Così anche lui dal pronto soccorso di San Vito è stato trasferito ad Azzano con il servizio sociale Il quadrifoglio di Pravisdomini». Mentre i genitori erano nella residenza, Loredana e la sorella Elisabetta, 54 anni, hanno organizzato delle visite con specialisti. E anche in quel caso per i trasporti si sono dovute organizzare autonomamente. «Ancora ambulanza per la mamma e servizio sociale per il papà. Mia madre per una visita neurologica a Udine e mio padre dovrebbe fare una vertebroplastica al Cro di Aviano. Ma siamo noi che ci siamo informati, non siamo stati indirizzati».