Tutto è cominciato in Crimea, nel 2014. Oggi la penisola annessa dalla Russia è il simbolo di una svolta sfavorevole a Vladimir Putin.

Sui social media stanno circolando video insoliti: una giovane russa in lacrime mostra il suo appartamento vuoto e le valigie pronte; un’altra si filma con la valigia in mano davanti alla stazione da cui sta per partire per la Russia, mentre all’orizzonte si alza una colonna di fumo dopo un attacco portato dai droni ucraini; un uomo che si è rifugiato in spiaggia dice ai russi: “Siamo sotto le bombe, venite qui se non mi credete!”

Queste immagini sono il frutto di una strategia ben precisa di Kiev, che ha deciso di prendere di mira la Crimea. Da settimane i droni ucraini continuano ad abbattersi su raffinerie, depositi di carburante, stazioni di servizio e camion per i rifornimenti, senza che la difesa aerea russa riesca a fermarli. Il risultato è una carenza di carburante e un clima di paura tra i russi che vivono in Crimea o sono lì in vacanza.

L’Ucraina si vendica e diffonde le immagini dei suoi droni che colpiscono i bersagli, come in un videogioco. Il messaggio per i russi è semplice: possiamo portare la guerra a casa vostra.

Perché la Crimea? Nel gennaio 2014 alcuni uomini in uniforme verde e senza i segni distintivi di un paese o di un esercito avevano assunto in poche ore il controllo della penisola. Erano evidentemente soldati delle forze speciali russe e quello era il prezzo che l’Ucraina doveva pagare per la rivoluzione di Maidan e la scelta filoeuropea dei manifestanti di Kiev. In seguito un referendum controllato dalla Russia ha steso una patina legale su quell’operazione militare, e la Crimea è passata sotto la sovranità di Mosca.