Ci siamo abituati – vi abbiamo abituati – a una discussione gastronomica che mette al centro i piatti, gli chef, le tecniche e tutte le forme più spettacolarizzate del cibo. Molto più raramente ci siamo soffermati su chi coltiva, chi alleva, chi produce, su come lo fa e perché. E da questa mancanza, grazie alla passione e alla determinazione di Alessio Cannata, nasce Agrikola: il dossier di Gastronomika dedicato all’agricoltura, ma anche all’allevamento e alla pesca, con cui ogni giorno proviamo a nutrire le nostre scelte alimentari di una nuova consapevolezza. Non solo rispetto alla crisi climatica, all’aumento dei prezzi e alle condizioni inumane di chi lavora i campi – temi già attenzionati dalla cronaca, e per buona ragione – ma anche per dare spazio alle storie più interessanti, innovative e urgenti che riguardano il cibo prima che diventi tale.

Le belle storie sono – ahinoi – ricche di stereotipi. Ma in quelle che scegliamo di raccontarvi ci impegniamo a scardinarli, perché rischiano di essere un ostacolo alla formazione di una nuova coscienza (agro)alimentare. E l’idea romantica dell’agricoltore con il cappello di paglia e la zappa arrugginita è tra questi.

@GaiaMenchicchi

Tommaso Monfortano, gestore di Cascina Fraschina ad Abbiategrasso, è un giovane agricoltore ben lontano dall’immaginario comune: coltiva dieci ettari di terreno in regime biologico, producendo frutta e ortaggi di stagione, ma anche piante esotiche – come gli spinaci d’acqua e lo shiso rosso – e cereali, funzionali alla rotazione delle colture. E lo fa con approcci sperimentali assai distanti dal desiderio nostalgico di ritorno al passato che una comunicazione superficiale rischia di alimentare: una cascina dell’Ottocento in stato di abbandono è stata riqualificata con impianti fotovoltaici e pozzi geotermici; le colture seguono rotazioni per favorire la fertilità del suolo e l’equilibrio dell’ecosistema; tutte le piante provengono dal vivaio della Cascina, una volta pronte vengono messe a terra e poi vendute a diverse realtà cittadine, chiudendo così la filiera.