Che il cibo sia anche una questione politica è un dato di fatto che non scopriamo oggi: in questo periodo turbolento a livello globale ne stiamo concretamente misurando la verità. Il carrello della spesa pesa sempre più sul nostro portafoglio, a causa per esempio dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz. Dal globale al particolare e viceversa, è proprio il caso di chiedersi: dobbiamo essere ricchi per mangiare bene? Per provare a rispondere a questa domanda, o perlomeno a gettare spunti di riflessione che mettano assieme ragione e ottimismo, Anna Prandoni accende la discussione con una piccola provocazione: promuoviamo eccellenza e alimentazione attenta ma spesso non siamo disposti a pagare il giusto prezzo, o più semplicemente non abbiamo la possibilità di farlo, non sempre è una questione di scelta.

Chiara Pavan, cheffe del ristorante Venissa, chiamata a rispondere sul tema dal fronte del “mangiare bene” non si tira indietro. È un argomento complesso che ha a che fare con la quotidianità di tutti, settore del fine dining incluso: «Mi chiedo quotidianamente perché usare alcuni ingredienti e dove fare la spesa. Fare cultura e divulgare, sono convinta sia la base per poi arrivare a cambiamenti con la politica». E se per qualcuno la sostenibilità rischia di essere solo una moda, allora ben venga la moda, per nulla screditante se serve a sensibilizzare su questi temi. Riguardo al prezzo del cibo, veniamo da un’epoca in cui carne e verdura costavano meno al supermercato che dal contadino, ci ricorda Chiara. Ma questa economicità finale ha comunque un costo, riversato spesso sui lavoratori. E torniamo così al punto di partenza: prezzo, costo e chi vuole o può sostenerli.