HomeEsteriRacconti dall’orrore. “I palazzi ondeggiavano. Come in Irpinia nel 1980”La famiglia De Simone era partita dalla Campania proprio dopo quel sisma. Romanelli vive da anni a Caracas: “Ho visto la morte in faccia,è un disastro”Violento terremoto in VenezuelaRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCaracas, 26 giugno 2026 – Una tragedia nella quale la comunicazione è essenziale: ecco quindi che dopo lo stop imposto da Nicolas Maduro ieri sera è tornato disponibile nel Paese, per le emergenze, il social X, indispensabile perché ogni altra forma di contatto subisce in queste ore ritardi e difficoltà di collegamento: WhatsApp funziona a singhiozzo, le linee fisse a Caracas sono bloccate. “Non ce la facciamo a metterci in contatto con i nostri amici e familiari”, dicono dall’Italia. E pensare che davvero un telefono può salvare la vita.

“Il sistema di Google – racconta Patrizia Aloy, di professione comunicatrice e collaboratrice anche dell’ambasciata italiana a Caracas – trasforma i telefoni in mini-sismografi usando il suo accelerometro interno. Rilevando la vibrazione di massa iniziale, i server calcolano l’epicentro e inviano l’allarme ai dispositivi nell’area prima che arrivi l’onda distruttiva. Ieri è andata proprio così: appena i cellulari hanno lanciato il segnale siamo scesi in strada, subito prima della scossa”. È accaduto anche alla famiglia di Fioravante De Simone e della mamma Giovanna, partiti dall’Irpinia dopo il terremoto del 1980; lei aveva 28 anni, il figlio uno. “È stata di nuovo una brutta esperienza, un disastro” dice lei. “Mia madre – racconta l’uomo – stava preparando la cena quando abbiamo sentito le oscillazioni sempre più forti. Si è spaventata e si è messa sotto l’arco della porta, dove sono più solide le pareti”. Quando è arrivato l’alert sul telefonino “abbiamo avuto solo il tempo di recuperare uno zainetto con all’interno due felpe e una bottiglietta d’acqua e con altri vicini abbiamo sceso le scale, undici piani fino alla strada”.