Due scosse ravvicinate, a pochi secondi di distanza, e quelle oscillazioni "terribili" e "fortissime". Nelle parole degli italiani in Venezuela il racconto del terremoto che ha colpito il Paese è simile: la paura, la fuga dalle abitazioni, la sensazione di non aver mai vissuto qualcosa simile mentre sembrava di ondeggiare, "come in barca".

"Caracas è devastata", "qui è disastro", ripete, infatti, chi ha lasciato l'Italia tempo fa, come le migliaia di connazionali emigrati e residenti in Venezuela da generazioni, o chi fa la spola da uno Stato all'altro. Per Giovanna è un "déjà-vu" del terremoto in Irpinia, quando aveva soltanto 28 anni ed era mamma di un bambino nato da poco più di dodici mesi, Fioravante De Simone, oggi giornalista sportivo.

La donna ricorda bene quella "brutta esperienza", quel giorno di novembre del 1980, quando si trovava a Grottaminarda, in provincia di Avellino. Mercoledì pomeriggio a Caracas, nella notte italiana, le è sembrato di riviverlo. "Si trovava ai fornelli, stava preparando la cena quando abbiamo sentito le oscillazioni. Si è spaventata - racconta il figlio - e si è messa sotto l'arco della porta, dove sono più solide le pareti".

Fioravante aveva appena iniziato a guardare la partita dei mondiali Scozia - Brasile, quando c'è stata la prima scossa, intorno alle 18. Negli stessi istanti, subito dopo gli inni nazionali, è quindi arrivato un alert sul telefono: un suono simile a una sirena e una notifica che lo avvertiva del sisma, con magnitudo e distanza stimata dall'epicentro. E poi le oscillazioni "fortissime".