Migliaia di persone ancora irreperibili e case da verificare mentre mancano i beni essenziali

Le scosse sismiche che hanno colpito il Venezuela nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno (la notte tra il 24 e il 25 giugno in Italia) sono state le più forti registrate nel Paese negli ultimi 126 anni. Le immagini e i video arrivati anche in Italia colpiscono, ma sono soprattutto i numeri a inquietare. Le scosse di magnitudo 7.1 e 7.5, a distanza di pochi minuti, hanno lasciato circa 70 mila famiglie senza casa, almeno 235 vittime e oltre 4.300 feriti. Se la fase più critica sembra ormai alle spalle, la paura resta. Come racconta a Open Rhaimart operatrice venezuelana di AVSI, si continua a vivere nella paura perché le scosse di assestamento continuano e poi «ci sono molte persone scomparse e questo è la cosa più angosciante, la più dolorosa».

Il giorno festivo che ha evitato conseguenze peggiori

Tra i pochi aspetti che hanno limitato le conseguenze del sisma, spiega la cooperante, c’è il fatto che il terremoto abbia colpito durante un giorno festivo. «Molti di noi erano a casa e abbiamo potuto metterci al sicuro insieme alle nostre famiglie. Se fosse stato un giorno lavorativo sarebbe stato ancora più caotico cercare di tornare nelle nostre case». Tra la sera del 23 e il 24 giugno, infatti, in Venezuela si celebra San Juan, San Giovanni Battista, una ricorrenza molto sentita che affonda le proprie radici nell’epoca coloniale, quando agli africani ridotti in schiavitù venivano concessi alcuni giorni di riposo per celebrare il raccolto. Se da un lato la festività ha evitato conseguenze ancora più gravi, dall’altro il terremoto ha colpito soprattutto le persone più fragili. «Vicino alla mia comunità ho visto tanti anziani soli. Molti vivono senza i figli, emigrati all’estero, e questo rende tutto ancora più difficile. Ci sono poi bambini molto spaventati e persone con disabilità: sono loro quelli che stanno soffrendo di più, insieme a chi vive già in condizioni di vulnerabilità».