Dopo il terremoto politico seguito al sequestro di Nicolás Maduro, ora anche un terremoto vero, il più potente degli ultimi 126 anni. Ed è una strage. Oltre 25mila persone risultano disperse dopo le due scosse violentissime, di magnitudo 7.1 e 7.5, che la sera di mercoledì hanno colpito il Venezuela a distanza di 39 secondi, devastando Caracas e interessando anche gli stati di La Guaira – il più colpito -, Miranda, Carabobo, Falcón, Yaracuy, Aragua, Trujillo e Zulia.
Gravemente danneggiato anche l’aeroporto internazionale di Caracas, dove il tetto è crollato in diverse aree dello scalo spargendo detriti e fumo in tutto l’edificio, rendendone necessaria la chiusura e così aumentando la complessità delle operazioni di soccorso.
SE IL BILANCIO del tutto provvisorio è di 188 morti e 971 feriti, le vittime potrebbero essere molte di più. Secondo una proiezione basata sull’intensità del movimento sismico, sulla popolazione esposta e sulla vulnerabilità degli edifici nell’area colpita, il Servizio Geologico degli Stati Uniti ha calcolato che il terremoto potrebbe causare addirittura tra i 10mila e i 100mila morti.
La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha prontamente dichiarato lo stato di emergenza, ordinando la sospensione delle lezioni scolastiche per tutta la settimana e di tutte le attività lavorative non essenziali, oltre all’interruzione del servizio ferroviario e metropolitano e anche, per motivi di sicurezza, del rifornimento del gas.










