Roberto Romanelli racconta all'Adnkronos della disperazione dei cittadini, della mancanza di soccorritori e dell'attesa per l'intervento internazionale, con il consolato italiano già attivo.
E' ''la disperazione della gente'' quella che anima le strade di Caracas mentre cresce il bilancio dei morti accertati, anche tra gli italo-venezuelani, dei due terremoti che hanno scosso la capitale venezuelana. Gente ''disperata per la mancanza di aiuti'', che scava tra le macerie in cerca di eventuali sopravvissuti, ''perché mancano militari e vigili del fuoco per tirare le persone fuori'' da quel che resta dei palazzi crollati, ''almeno 250 secondo le autorità''. Gente che rivolge ''molti appelli sui social e richieste di aiuto anche in tv'', che fatica a comunciare, ''perché manca luce ed elettricità''. A raccontarlo all'Adnkronos è Roberto Romanelli, giornalista della Voce di Caracas, raggiunto al telefono nella sua abitazione nel quartiere Colinas de Bello Monte che ''per fortuna non ha subito danni''.
Nato 72 anni fa in Venezuela, di origini marchigiane, Romanelli denuncia ''la mancanza, l'insufficienza di personale'' incaricato di prestare soccorso e rilancia le ''richieste di aiuto di cittadini disperati'', ''in molti hanno perso la casa'', che aspettano l'intervento ''dei pompieri, della protezione civile per tirare fuori i loro cari che sono rimasti sepolti sotto le macerie'', perché ''forse possono essere ancora in vita''. Mentre ''la situazione sta tornando alla normalità'', quindi, ''ora l'attenzione è focalizzata sui dispersi, sulle operazioni di salvatagaggio'' e sull'attesa di aiuti, anche da Roma. ''Il consolato italiano si è attivato per aiutare i cittadini italiani. L'Italia sta mandando degli aiuti'' e altri sono stati mandati ''dagli Stati Uniti, El Salvador, Colombia'', afferma.










