La nazionale cinese non c’è. Gli sponsor invece ci sono eccome. La Cina è una protagonista dei Mondiali di calcio 2026, ma in modo diverso. Non partecipa al torneo dal 2002, eppure una parte rilevante dell'aspetto economico della competizione parla cinese. La vera partita di Pechino si gioca infatti sul terreno del marketing globale.

Rispetto ai Mondiali del 2022 in Qatar e del 2018 in Russia, la presenza delle aziende cinesi è numericamente inferiore. In quelle occasioni i marchi cinesi avevano letteralmente invaso gli spazi pubblicitari della Fifa. Ad oggi invece la loro presenza è più contenuta, ma qualitativamente più strategica.

Lenovo, Hisense e Mengniu sono i tre colossi cinesi sponsor dei Mondiali. Operano in settori chiave dell’economia, quali rispettivamente tecnologia informatica, elettronica di consumo e industria alimentare. L’obiettivo è utilizzare il calcio come strumento per rafforzare la propria visibilità internazionale e consolidare il ruolo della Cina nei mercati occidentali.

Hisense non è una presenza nuova nella competizione. Dopo le esperienze del 2018 e del 2022, ha rinnovato il suo impegno come sponsor ufficiale anche per l’edizione in corso. Il suo brand appare negli stadi, nelle aree Var e durante le attività promozionali dell’evento. Secondo stime degli analisti, le cifre degli accordi dovrebbero aggirarsi tra 80 e 100 milioni di dollari. Si tratta di una precisa strategia di posizionamento globale che consente all'azienda di competere direttamente con i grandi marchi occidentali, sfruttando il calcio come piattaforma di marketing internazionale.