di
Federica Gabrieli
Treviso, La decisione di lasciare il convento dopo le forti tensioni interne, un anno fa: «Siamo partite da sottozero: non avevamo più casa e sicurezze. La nostra non è una situazione isolata, ci sono diverse realtà difficili»
«Non mi sento un’ex suora. Mi sento una cristiana che vuole seguire il Signore ovunque Lui chieda di andare». Dall’altra parte del telefono, dalla nuova comunità di San Vendemiano (Treviso), madre Aline Pereira Ghammachi non parla come una donna sconfitta. Per oltre un anno la sua vicenda ha fatto discutere il mondo cattolico: la destituzione da badessa dal monastero dei Santi Gervasio e Protasio di Vittorio Veneto, decisa dal Vaticano dopo una visita canonica avviata in seguito ad accuse interne di presunti maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti di alcune consorelle. Accuse che la religiosa ha sempre respinto sostenendo di non essere mai state dimostrate. Sono seguiti i ricorsi, le contestazioni delle decisioni assunte nei confronti della comunità monastica e, infine, la fuga dal monastero insieme ad altre cinque religiose. Oggi quella storia entra in una fase nuova. La Santa Sede ha concesso a lei e alle ex consorelle la dispensa dai voti e l’uscita dall’ordine cistercense. Non sono più monache in senso canonico. Ma continuano a vivere insieme, pregare insieme e portare avanti attività di accoglienza e sostegno alle persone.














