di
Matteo Marcon
Vittorio Veneto: madre Aline e le consorelle ora non sono più monache. Il gruppo, super attivo sui social, ha trovato spazio in una villa dell'800
C’è un nuovo capitolo nella vicenda innescata, ormai più di un anno fa, dal commissariamento del monastero cistercense di San Giacomo di Veglia. A scriverlo nero su bianco è il dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Prima che il linguaggio del diritto canonico lasci i lettori un po’ interdetti, traduciamo subito: è stata accolta la richiesta di rimettere i voti, avanzata dalle cinque suore che per protesta avevano abbandonato la struttura. «Abbiamo scelto di rimettere i voti per coerenza – spiega Aline Pereira Ghammachi, ex badessa del monastero e ora anche ex suora – è per noi un finale felice. Ci consente di continuare la nostra vita in pace, mantenendo una promessa di castità a Cristo e continuando a vivere nella preghiera, nell’accoglimento delle persone, facendo del bene, non più come monache ma come laiche».
A dare notizia di questo passaggio, per certi versi definitivo, è stata ieri la diocesi di Vittorio Veneto, per voce del vescovo Riccardo Battocchio: «Il giorno 11 maggio – recita una nota ufficiale - è stato concesso a suor Aline Pereira Ghammachi, Mariapaola Dal Zotto, Gabriella Manno, Maria Stella Lotti, Maria Melania Moretto l’indulto di uscita dal Monastero Santi Gervasio e Protasio delle Monache Cistercensi con sede in San Giacomo di Veglia. Secondo il diritto canonico, l’indulto concede che le suddette monache, deposto l’abito religioso, rimangano definitivamente separate dal monastero. Comporta inoltre la dispensa dai voti e dagli altri impegni derivanti dalla professione religiosa monastica».











