Altro che stop ai gettonisti. Nel biennio 2024-2025, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale hanno impegnato un miliardo e 64 milioni di euro per arruolare personale medico, infermieristico e non solo. Liberi professionisti di cooperative o società private, ben pagati con soldi pubblici, che servono per coprire rapidamente, ma non in modo strutturale, i buchi di organico negli ospedali. E, nonostante i tentativi normativi di ridurre il fenomeno, il trend è in crescita: nel 2025 la cifra supera i 568 milioni, il 15% in più rispetto all’anno precedente, con le Regioni del nord e la Sardegna a trainare l’aumento delle spese. A oltre due anni di distanza dalla fine della pandemia, quando i professionisti a gettone erano stati individuati come costosa ma necessaria soluzione tampone alla crisi di personale, le esternalizzazioni sono diventate una componente costitutiva del sistema sanitario italiano, non più un fenomeno emergenziale. Centinaia di milioni di euro spesi ogni anno per continuare a non risolvere il problema alla radice.

È la foto scattata dal nuovo rapporto dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Il decreto legge 34 del 2023 aveva introdotto condizioni stringenti e vincoli temporali, rendendo possibile il ricorso ai gettonisti solo in via eccezionale. Dal 31 luglio 2025 è poi scattato lo stop a nuovi contratti e rinnovi non giustificati. Ma in assenza di alternative, senza intervenire sull’attrattività del lavoro nel Ssn, era prevedibile che la spesa pubblica destinata ai gettonisti sarebbe continuata ad aumentare. Anche perché qualcuno in corsia ci deve pur stare. E in alcuni reparti la carenza è drammatica: secondo una recente indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), oltre la metà dei pronto soccorso ricorre alle esternalizzazioni per tenere in piedi il sistema, spesso arruolando medici che non sono specializzati in emergenza-urgenza.