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Maria Giovanna Faiella

Nel 2024 in netto aumento la rinuncia ad almeno una prestazione sanitaria, con differenze regionali notevoli. «Fuga» dei medici dal Servizio Sanitario Nazionale, carenza di infermieri. PNRR Salute: attivo solo il 4,4% delle Case di Comunità. Presentato a Roma l'8° rapporto Gimbe sul SSN

L’anno scorso gli italiani hanno speso di tasca propria 41,3 miliardi per prestazioni sanitarie necessarie, come visite specialistiche ed esami diagnostici; oltre 5,8 milioni di connazionali (un italiano su dieci) vi hanno rinunciato del tutto. Solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè le prestazioni e i servizi sanitari che ogni assistito ha diritto a ricevere dallo Stato, gratuitamente o pagando il ticket se dovuto. Persiste il divario tra Nord e Sud nell’offerta dei servizi sanitari, con pazienti meridionali costretti a migrare in cerca di cure migliori. E, mentre la sanità pubblica arranca, avanza il «privato puro».Sono alcuni aspetti evidenziati dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), presentato oggi a Roma alla Camera dei Deputati.

Quasi il 10% ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitariaSecondo i dati ISTAT, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi di euro: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi di spesa privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Chi non può permettersi di pagare le prestazioni sanitarie vi rinuncia e, nel 2024, si è registrata un’impennata: secondo le elaborazioni di Gimbe su dati Istat, un italiano su dieci (5,8 milioni) - il 9,9% della popolazione - ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, rispetto al 7,6% del 2023 (4,5 milioni di persone). Tra i principali motivi: i lunghi tempi di attesa e problemi economici.«L’aumento della spesa a carico delle famiglie – sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze».