I medici gettonisti che, a tre anni dal decreto che ne programmava lo stop definitivo, sono ancora presenti nella metà dei Pronto soccorso italiani. Sempre in corsia e in attività, nonostante destinati per legge – appunto – a ‘scomparire’. E nel frattempo cresce il malessere dei camici bianchi: il 65% dei medici almeno una volta denuncia di aver sofferto una condizione di burnout, ed è fuga dal Sistema sanitario nazionale con un medico su 4 che pensa al prepensionamento e il 20% di voltare le spalle al pubblico per il privato, mentre il 10% guarda oltreconfine. Un quadro che è emerso da un’indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) su un campione rappresentativo di tutte le Regioni, eccetto Basilicata e Val d’Aosta, presentata al Congresso nazionale a Rimini.

Il Decreto legge 34 del 2023 ha limitato l’uso dei gettonisti, rendendolo possibile solo in via temporanea ed eccezionale, con la progressiva eliminazione dei contratti con cooperative di medici e il divieto di nuove forme di esternalizzazioni non giustificate. Se si considerano le Unità di medicina interna, l’indagine rileva che effettivamente meno del 20% ne fa ancora uso. Le cose però cambiano quando si punta la lente sui Pronto soccorso, dove prestano la loro opera molti medici internisti. Qui il ricorso alle esternalizzazioni avviene nel 54,8% delle strutture, spesso in assenza di specializzazione e di affiancamento con i team dell’ospedale. È il segno di una carenza di personale indicata come priorità su cui intervenire da oltre il 57% dei medici. Una criticità, quella dei gettonisti, sulla quale è intervenuto il ministro della Salute Orazio Schillaci, in videocollegamento al congresso, annunciando l’arrivo di nuovi controlli dei Nas. “Abbiamo messo mano, prima non era mai stato fatto, al problema dei medici gettonisti – ha ricordato – non era un modello da difendere e siamo intervenuti con decisione dando una cornice di regole precise che fino a poco tempo fa non c’era, e abbiamo anche aumentato le indennità di chi lavora in Pronto soccorso per ridurre il fenomeno”. “Ci sono stati dei controlli attraverso i Nas e ci saranno altri controlli”, ha affermato.