Questo è il numero di [DATA] della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.

Barelle nei corridoi per quasi un giorno intero, medici insufficienti, infermieri allo stremo e giovani professionisti sempre più vicini al burnout. La fotografia scattata dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu) non racconta soltanto la crisi dei pronto soccorso italiani: descrive un modello sanitario europeo che mostra segni evidenti di cedimento strutturale.

Secondo l’indagine presentata al XIV Congresso nazionale Simeu, il 89% dei pronto soccorso italiani opera oggi in condizioni di sottorganico. Per coprire i turni, le strutture ricorrono a medici “gettonisti”, prestazioni aggiuntive e contratti libero-professionali. Una soluzione tampone che, nelle parole del presidente Simeu Alessandro Riccardi, «non è più accettabile come modello strutturale».

Il dato più drammatico riguarda però il cosiddetto boarding: il 70% dei reparti segnala quotidianamente pazienti bloccati in barella in attesa di un posto letto, con tempi medi di permanenza che arrivano a 23 ore. Un fenomeno che congestionando i pronto soccorso finisce per rallentare l’intera macchina ospedaliera, aumentando tensioni, errori e abbandono del personale.