Roma, 23 mag. (askanews) – In base al decreto di tre anni fa, che avviava i loro contratti “ad esaurimento”, dovevano essere l’eccezione, che ad oggi invece conferma la regola: nella metà abbondante dei pronto soccorso dei nostri ospedali si fa ancora uso dei gettonisti, con tutto quel che ne consegue in termini di spesa e, soprattutto, di organizzazione del lavoro. Segno di una carenza di personale, indicata come una priorità sulla quale intervenire da oltre il 57% dei medici. Certo è che le condizioni di lavoro vengono giudicate in peggioramento da sette professionisti su dieci e questo spinge il 26,4% dei medici a pensare di lasciare anticipatamente il lavoro, mentre il 20,2% pianifica la fuga verso il privato, se non proprio all’estero, come propende il 10,1%.

È questa l’anamnesi che inquadra lo stato di profondo malessere della classe medica fornita dall’indagine condotta da FADOI – la Federazione dei medici internisti ospedalieri – condotta su un campione rappresentativo di tutte le Regioni, eccetto Basilicata e Valle d’Aosta, presentata in occasione del Congresso nazionale di Rimini dal 23 al 25 maggio. Uno stato di stress lavorativo che oggi vive un medico su quattro e che ha spinto il 65,4% degli internisti ospedalieri a vivere almeno una volta una condizione di “burnout”, che porta con sé “stanchezza cognitiva”, più errori diagnostici e peggiore comunicazione con i team sanitari e con i pazienti.