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Il consorzio di Bonifica: "Il fiume ai livelli del 2022, è emergenza. Il cuneo avanza ancora". Gli agricoltori: "I frutteti reggono, ma non sappiamo fino a quando. Costi saliti alle stelle" .

Sotto quella luce che acceca non si ferma la discesa vertiginosa del Po. "I livelli sono ormai quelli registrati 4 anni fa, quando a preoccupare non fu solo la portata del fiume, ma anche l’intrusione del cuneo salino nell’Alto Ferrarese", è preoccupato Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Numeri e livelli, serie storiche che non promettono niente di buono. "Le portate a Pontelagoscuro – riprende – mostrano che il valore del 2026 è inferiore alla media storica e si sta stabilizzando su volumi molto bassi, simili ai minimi storici del 2003, 2006 e 2022, l’annus horribilis per il Po. Ora siamo a 300 metri cubi al secondo". Orizzonte cupo per i campi, la paura che quell’acqua così preziosa per la terra sia agli sgoccioli. L’altro grande timore è che l’avanzata del sale finisca per bloccare le irrigazioni. Come è successo nel Delta, acqua mista a sale un veleno per le colture. "In questa fase è essenziale fornire acqua per l’irrigazione per sostenere le colture in una condizione di forte stress idrico – assicura –. Abbiamo scelto di emettere il bollettino che informerà le associazioni agricole in maniera tempestiva". Gli agricoltori già, che guardano il cielo e scuotono la testa. "Non sono annunciate piogge e in una situazione come questa c’è il rischio che la natura si scateni, che tutta questa energia finisca per scaricare sui nostri campi un maremoto d’acqua". Filippo Pallara, 34 anni, l’impresa di famiglia fondata dal nonno Carlo, è il vicepresidente di Coldiretti. Ieri mattina era in campagna, l’azienda alle porte della città. "Ha iniziato con 12 ettari, adesso sono 110", dice, senza nascondere l’orgoglio. E’ al volante di un Fendt 280, di un bel verde. Davanti al muso i frutteti, gli alberi di pere e mele. "Ancora resistono, ma se continua così, con queste temperature, potrà solo peggiorare. I frutti non crescono a causa del calore troppo intenso, a rischiare di più il mais che vuole acqua, tanta acqua". Nei campi foglie accartocciate, la terra polvere. E’ stata la sua associazione a lanciare l’allarme. Pallara accarezza le foglie ancora verdi degli alberi. "Siamo nel triangolo e non quello delle Bermude ma egualmente letale. Agli apici il caro-gasolio, la siccità, la crisi internazionale. Per irrigare stiamo spendendo il 40% in più. Ma se non buttiamo acqua qui diventa un deserto". Massimo Piva, presidente di Cia, traccia un quadro allarmante: "Le colture che soffrono di più sono mais, riso e soia. Sorvegliato speciale è anche il pomodoro da industria". Un deserto, la storia che non insegna. Calderoni dice: "Sono passati quattro anni dal 2022 e il Paese continua a rincorrere le emergenze senza aver realizzato gli investimenti per trattenere l’acqua nei periodi di abbondanza e renderla disponibile quando serve. Il 2022 non ci ha insegnato nulla, la mancata realizzazione di invasi ci sta mettendo in estrema difficoltà".