giovedì 25 giugno 2026
di Mauro Evangelisti
«Negli Stati Uniti l’aria condizionata cominciò a diffondersi negli anni Sessanta. Alcuni studi hanno dimostrato che ha ridotto le morti per il caldo del 70 per cento. In Italia siamo arrivati più tardi, ma probabilmente i benefici in termini di diminuzione dei decessi, durante le ondate di calore, sono simili». Marco Morabito è primo ricercatore del Cnr-Istituto per la bioeconomia. Avverte: con l’aumento indiscutibile delle temperature, dovremo adattarci al cambiamento e la diffusione dell’aria condizionata va in questa direzione. Allo stesso tempo, bisogna fare attenzione a non abusarne sia per tutelare la nostra salute sia perché l’effetto collaterale è un maggiore consumo di corrente elettrica e un aumento delle emissioni di gas nell’atmosfera, alimentando quel cambiamento climatico che l’aria condizionata ci aiuta ad affrontare. Vent’anni fa se acquistavo un’auto nuova per risparmiare potevo accontentarmi del modello senza climatizzatore. Oggi sarebbe impensabile. «Il cambiamento di sensibilità e cultura avvenne nel 2003, quando l’Italia affrontò una pesante ondata di calore. Nel 2010 la diffusione degli impianti è aumentata in modo significativo. I dati Istat oggi ci dicono che il 56 per cento delle famiglie possiede un sistema di condizionamento. Rispetto al 2013 quella percentuale è quasi raddoppiata. Siamo però molto in ritardo nelle scuole, a partire da quelle materne, dove l’aria condizionata è presente in meno del 10 per cento degli istituti. Questo è molto grave visto che parliamo di bambini molto piccoli». I benefici per la salute sono indubitabili. «Esatto, l’aria condizionata ci aiuta a convivere con quanto sta succedendo: l’aumento delle temperature osservato a livello globale parla chiaro. In Europa è stato anche maggiore. Negli ultimi tre anni la media dell’anomalia termica rispetto all’epoca pre-industriale ha superato la soglia di 1,5 gradi. Pensavamo di raggiungere quel traguardo nel 2030, invece è stato anticipato. Le ondate di calore non sono più qualcosa di straordinario, sono la regola». Lei però invita a un uso responsabile dell’aria condizionata. «Se il cento per cento delle abitazioni avesse l’aria condizionata, il sistema non reggerebbe. Inoltre, una rapida crescita della domanda di condizionatori porta all’uso di apparecchi meno efficienti che consumano più energia. I gas refrigeranti, come gli idrofluorocarburi, utilizzati nella maggior parte degli impianti, intrappolano nell’atmosfera molto più calore rispetto all’anidride carbonica, contribuendo così al riscaldamento globale. Inoltre, a livello locale l’uso massiccio dei condizionatori va ad aggravare il fenomeno delle isole di calore nei centri urbani». Ricapitolando: benedetta l’aria condizionata che oltre a darci sollievo, riduce gli accessi ai pronto soccorso, ma utilizziamola con giudizio. «Prima di tutto la temperatura non dovrebbe mai essere impostata sotto i 25 gradi. Ricordiamoci di chiudere le porte e le finestre. E usiamo le tapparelle per limitare il calore proveniente dai raggi solari. Inoltre, l’aria condizionata non dovrebbe mai essere accesa di notte. Bisogna anche fare attenzione a un gap eccessivo tra le temperature che impostiamo nei locali chiusi e quella all’esterno, perché lo sbalzo può essere molto nocivo per la nostra salute. A volte capita di entrare in negozi in cui la temperatura è sotto i 20 gradi, poi esci, e lo sbalzo è anche di 15 gradi. Sono situazioni di stress estremo per il corpo». Nei servizi di trasporto pubblico, salvo quando c’è un guasto, l’aria condizionata ormai è la norma, per fortuna. «Direi di sì. Anche negli uffici ormai c’è una buona diffusione. Dove siamo veramente in ritardo, come dicevo, è nelle scuole. Teniamo conto che le temperature già si alzano a maggio, in molte zone d’Italia si è toccata quota 35 gradi».















