È una complessa sfida al labirinto quella che il libro pone. La domanda che innerva i saggi letterari raccolti da Fabio Moliterni è infatti: può ancora la poesia contemporanea assolvere alle funzioni che una certa tradizione moderna, spiccatamente novecentesca, le aveva assegnato? Titolo e sottotitolo del volume sono a tal proposito eloquenti: Il possibile contro il necessario. Poesia e dialettica nel Novecento (e oltre), per Mimesis (pp.188, euro 18). Emerge la visione adorniana di un’arte non conciliata con l’esistente e capace di ergersi ad «antitesi sociale della società».

In quest’ultimo paradosso si inquadra così la divaricazione fra il «possibile», inteso come istanza di futuro, eversione formale dai codici comunicativi più consunti e negazione antagonistica del presente, e il «necessario» da leggere invece come gabbia d’acciaio della mercificazione e dell’eterno presente capitalista. Ne consegue il decisivo corollario per cui, scrive l’autore, «la poesia moderna è un’arte paradossale e ironica: vive in una dialettica aperta tra una temporalità affidata al futuro (al possibile, al non-ancora) e la negazione del presente». L’idea qui eletta a stella polare è quella di «poesia sociale o totale».