La voce di un poeta passa anche attraverso la voce degli altri poeti e non è improprio inseguirne le sue articolate pronunce, fra studi e traduzioni, riscritture e imitazioni, soprattutto se si intende scendere in profondità nella vita interiore, nelle fibre più profonde dei suoi versi. Una delle voci della poesia italiana contemporanea più rilevanti oggi è quella di Pasquale Di Palmo (di cui è uscita, nel 2021, l’antologia Breviario delle rovine, per Medusa): prova ne è l’intensa attività di raffinato interprete della poesia francese moderna (da Tristan Corbière a Robert Desnos ad Antonin Artaud), sia in una serie di saggi penetranti e suggestivi (basti ricordare, tra le monografie, Lei delira, signor Artaud, Stampa Alternativa 2011, e Le bonjour de Robert Desnos, MC Edizioni 2020, e i numerosi articoli, puntualmente raccolti in volume: si veda Rubare la lingua, Ronzani e Regesto dei fantasmi, Medusa, entrambi 2023), sia nell’umile e costante – ormai trentennale – impegno di traduttore di autori che si collocano, di là dal faro inestinguibile di Rimbaud, in un’area della poesia post-simbolista che, pur innestata sull’esperienza delle avanguardie, non appare mai in linea, assecondante a un canone anchilosato, anzi erra e spazia in un orizzonte più vasto, aprendosi alle inquietudini delle più diverse linfe poetiche che attraversano il Novecento.
Artaud, Corbière, Daumal, Desnos… Di Palmo dà voce ai moderni | il manifesto
(Alias Domenica) La voce di un poeta passa anche attraverso la voce degli altri poeti e non è improprio inseguirne le sue articolate pronunce, fra studi e traduzioni, riscritture e imitazioni, soprattutto se si intende scendere in profondità nella vita interiore, nelle fibre più profonde dei suoi versi. Una delle voci della poesia italiana contemporanea più rilevanti







