La nuova raccolta di Mario Marchionne, Prendersi cura dell’ombra (prefazione di Massimiliano Bardotti, peQuod), dev’essere letta con il giornale sottomano, perché, se nel lavoro d’esordio (Il margine, Albatros il filo, 2010) l’abrasione del reale era già presente, ora si è accentuata, eppure vi si radica e se ne nutre. L’acuirsi e insieme l’accelerazione dell’imbarbarimento cui ai nostri giorni è giunto il capitalismo-Mazzarò, quello che fino ad ora ha dominato il mondo, mettono di fronte a scelte difficili chi voglia nominarlo. C’è, nella cronaca quotidiana, una ferocia che mentre satura e fagocita l’orizzonte induce con la sua pervasività ad assuefarci, produce la propria derealizzazione. Per questo il semplice rifacimento mimetico ne aggrava l’effetto incantatorio, come a sufficienza mostrano i disperati narcisismi esibiti nei social, quando non agiti realmente nel buio della ragione.
quoteL’acuirsi e insieme l’accelerazione dell’imbarbarimento cui ai nostri giorni è giunto il capitalismo-Mazzarò, quello che fino ad ora ha dominato il mondo, mettono di fronte a scelte difficili chi voglia nominarlo. C’è, nella cronaca quotidiana, una ferocia che mentre satura e fagocita l’orizzonte induce con la sua pervasività ad assuefarci, produce la propria derealizzazione








