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1 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:35
Un libro di poesia, nel 2025, è già di per sé un atto politico. Una resistenza, un’affermazione che rifiuta la bulimia del consumo narrativo e la logica del fast-food editoriale. Ma l’ultima fatica di Matteo Bianchi, Christopher (Interlinea), va oltre. È una scommessa giocata sul tavolo verde della malinconia più acuta, quella che affonda le mani nei calcinacci della Storia e nei brandelli delle vite marginali.
Non aspettatevi i versi sussurrati, i vezzi lirici da salotto buono. Qui siamo in trincea. Siamo di fronte a un’ibridazione dolente e precisa, dove la parola è un bisturi affilato e non un orpello. Bianchi, giornalista de Il Sole 24 Ore e Left, filologo formatosi su Corrado Govoni e autore di saggi come Il lascito lirico di Corrado Govoni (Mimesis, 2023), ma soprattutto erede – non solo ideale – di Roberto Pazzi, non cerca l’applauso facile. Cerca i margini, i rottami preziosi, le figure che hanno detto no.






