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Ultimo aggiornamento: 11:32
di Marco Marangio
La cultura dovrebbe unire, non dividere. Un concetto semplice e, poiché basilare del concetto stesso di cultura, non sarebbe difficile da disattendere. Proprio per questo stupisce che uno degli eventi culturali più importanti dell’anno, come “Più libri, più liberi” sia divenuto un palcoscenico dove è andata in scena una tragedia tradotta in commedia. Procediamo con ordine.
Ciò che è accaduto è ormai noto e alla portata di tutti: la presenza di una piccola casa editrice che pubblica libri di estrema destra non ha solo fatto discutere, ma letteralmente dividere l’opinione pubblica. Da un lato chi non ha accettato la sua presenza a tal punto da non prendere parte alla fiera (come Zerocalcare), dall’altra chi pur non condividendone la presenza vi ha ugualmente partecipato. Tra le crepe di questa diatriba che ha interamente accompagnato la quattro giorni di PLPL, schierarsi è stato quasi imprescindibile. Soprattutto nell’era social più caotica di sempre, in cui prendere parte è divenuta la base della comunicazione.








