Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
12 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:40
di Alessio Mannino
In un tempo in cui si vorrebbe bandire l’odio per decreto con apposite commissioni sull’hate speech, una sola forma d’odio è ammessa: quella contro i “fascisti”. Intendiamoci: sono perfettamente legittime le proteste, dentro e fuori la fiera “Più liberi più libri” conclusasi l’8 dicembre scorso, sulla scia dell’appello per cacciare la casa editrice di destra radicale “Passaggio al bosco”. Il campo a sinistra si è diviso, con voci autorevoli come Luciano Canfora e Massimo Cacciari che hanno liquidato come insensata l’iniziativa. Perfino Roberto Saviano, le cui antenne sono solitamente ipersensibili al primo accenno di “pericolo fascista”, si è dichiarato contrario alla richiesta (per altro abortita) di far la guerra ai libri. Una polemica che, fosse rimasta nell’alveo della contestazione di un editore, come “Passaggio al bosco”, dichiaratamente militante, avrebbe mantenuto i contorni di una normale dialettica politica. È stata la pretesa di espellerlo nonostante si tratti di una realtà legale, ad aver fatto uscire dai binari una prova di pura intolleranza che, per di più, ha ottenuto l’effetto di regalare pubblicità gratuita oltre che di oscurare le altre centinaia di espositori. Inclusi quelli “antifascisti”.









